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Vivere con un* partner che mestrua

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Vivere con un* partner che mestrua

Come sostenersi, comunicare e condividere la cura (senza medicalizzare o fare finta di niente)

Contrariamente al pensiero tragicomico dominante (molto tragico, molto poco comico), convivere con unə partner che mestrua non significa dover "sopravvivere ad una settimana d'inferno al mese", tutt'altro! Significa imparare ad abitare insieme un corpo che cambia, che sente, che attraversa fasi diverse, come tutti i corpi, solo in modo più visibile e ciclico.

Eppure, per molto tempo, la mestruazione è stata trattata in due modi opposti ma ugualmente tossici, dannosi:\
medicalizzata ("c'è qualcosa che non va, sistemiamolo, eccoti un antidolorifico, ora basta")\
ignorata ("non è un problema mio, arrangiati").\
La verità è che c'è una terza via, quotidiana e relazionale: la cura condivisa.

Prima di tutto: non è "un problema da risolvere"

Mestruare non è una patologia, non è una deviazione dalla normalità: è una funzione fisiologica che può essere neutra, faticosa, dolorosa, potente o tutto questo insieme, e che non va automaticamente corretta.

Sostenere unə partner che mestrua non significa:\

  • trovare la pillola giusta;\
  • dire "hai preso qualcosa?" come risposta standard;\
  • aspettare che "passi".

Significa esserci, anche quando non c'è una soluzione rapida, anche quando non puoi "aggiustare" niente.

Comunicazione: chiedere, non supporre

Una delle trappole più comuni è credere di sapere già cosa serve o cosa stia succedendo, cosa l'altra persona stia provando o come dovrebbe affrontare il dolore:

"*Durante il ciclo sei sempre così.*"\
"*So che in questi giorni vuoi stare da solə.*"\
"*Si sa che durante le mestruazioni sei più nervosə.*"

Anche se dette con buone intenzioni, sono frasi che tendono a chiudere il dialogo.\
In questi casi meglio provare con frasi del tipo:

*"Come posso esserti utile in questo momento?"\
"Preferisci spazio o presenza?"\
"C'è qualcosa che ti fa stare meglio in questi giorni?"*

Ogni ciclo è diverso, ogni persona è diversa. Tieni sempre bene a mente che la comunicazione non è un protocollo, ma una pratica continua.

Condividere la cura (anche quella invisibile)

La cura non è solo tisane, massaggi o borse dell'acqua calda (che comunque aiutano sempre). È soprattutto alleggerire il carico.

Durante le mestruazioni, nei giorni in cui il corpo è per natura più stanco quando non addirittura dolorante:\

  • chi cucina?\
  • chi si occupa delle incombenze pratiche?\
  • chi si prende cura dello spazio comune?

Condividere la cura significa anche smettere di dare per scontato che la persona che mestrua debba continuare a funzionare allo stesso modo di sempre.

E attenzione: non si tratta semplicemente di "aiutare" o "fare la propria parte" perché si deve, in maniera performativa, ma di abitare insieme una responsabilità perché lo si vuole. La cura richiede una reale volontà, alle volte persino dei sacrifici, ma deve essere genuina, disinteressata.

Normalizzare il ciclo nella quotidianità

Tenere assorbenti nascosti come oggetti proibiti, abbassare la voce quando si parla di sangue, fare battute per alleggerire un disagio che spesso è solo nostro. Tutto questo comunica una cosa: *"questa parte di te è scomoda e non so come gestirla"*.

Normalizzare significa:\

  • parlare apertamente del ciclo (se l'altra persona lo desidera)\
  • non trattare il sangue come qualcosa di sporco o imbarazzante\
  • rendere accessibili prodotti, coperte, borse dell'acqua calda, spazi di riposo.

La normalità si costruisce nei dettagli.

Emozioni, non eccessi

Rabbia, pianto, irritabilità, bisogno di silenzio o di contatto: non sono "drammatizzazioni", né "ormoni impazziti" (ps: fai un check all'articolo precedente su questo tema). Sono *emozioni reali*, magari amplificate, ma non meno valide.

Sostenere non significa correggere l'umore, ma:\

  • ascoltare senza minimizzare;\
  • evitare frasi come "sei troppo sensibile" o "non è niente";\
  • ricordare che l'emotività non è un difetto da sistemare.

In conclusione: il ciclo riguarda entrambə

Il ciclo non è solo "di chi mestrua": influenza ritmi, energie, desiderio, bisogni della coppia. Condividere la vita con un corpo che mestrua significa accettare che non tutto sia lineare, produttivo, uguale a ieri. Che ci siano giorni di rallentamento, di ascolto, di bisogno. Non per questo meno validi. Non per questo meno condivisibili!

Quando la cura diventa parte della relazione, il ciclo smette di essere un driver di distanza e diventa un linguaggio comune.

A cura di

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